Gli adulti sono l’esempio sbagliato per gli adolescenti

[…] se è marcio il sistema nel suo nucleo, ossia se la crisi riguarda oggi l’educazione in sé, l’educazione civica “digitale” si porterà dietro vulnerabilità e difetti congeniti che annulleranno la sua forza.

Giovani Zaccardi su Valigia Blu descrive i limiti di una possibile introduzione come materia obbligatoria nelle scuole medie e superiori dell'”Educazione civica digitale”.

Se manca l’educazione offline, non si potrà pensare di averla solo online, così come se manca la legalità offline, la legalità stessa non apparirà miracolosamente online.

Gli esempi, come in tutte le cose, vengono dall’alto. Il nucleo familiare, la scuola, la politica, i giornalisti, i media: se l’esempio di educazione (digitale e non) non viene mostrato, perché un/una ragazzo/a dovrebbe comportarsi come descritto in un libro di testo e non replicare quello che fanno gli adulti?

Se un ragazzo osserva ogni giorno il genitore utilizzare il telefonino a tavola, mentre si pranza, sarà portato a farlo anche lui. Anche se gli/le viene detto il contrario. Se un ragazzo vede un genitore usare determinati toni online, sarà portato a usarli anche lui. Proprio come se ascoltasse il papà offendere l’arbitro o i tifosi avversari allo stadio. Se uno studente vedrà l’insegnante utilizzare il cellulare in classe per scambiare messaggi, non crederà a eventuali indicazioni contrarie che dovrebbero riguardare “solo” e soltanto lui e il suo pericolo di distrazione. In sintesi: si potranno impartire tutte le lezioni di educazione civica digitale che si vorrà, ma non saranno nemmeno lontanamente comparabili, come “potenza di convinzione”, a ciò che il ragazzo apprende in quello che ritiene essere il suo esempio, la sua “autorità quotidiana”.