Classe italiana

Qualche giorno fa Google ha tirato fuori dal suo cappello a cilindro Classroom, uno strumento progettato per permettere ai docenti di mantenere organizzata la classe e migliorare la comunicazione con gli studenti.

Qualche anno fa invece, nell’ambito di un concorso sull’innovazione indetto dal MIUR, avevo ideato un progetto simile e lo avevo presentato, insieme ad altre persone, allo staff dell’allora Ministro Profumo.

Si può migliorare la scuola?

[…] Sì, incoraggiando lo scambio di informazioni e conoscenze, le relazioni immediate tra insegnanti, tra bambini pari classe, tra genitori, tra la scuola e la famiglia. […] Sì, aiutando la gestione ed il monitoraggio dell’apprendimento e dell’insegnamento. Sì, appassionando gli studenti e gli insegnanti attraverso strumenti e soluzioni innovative e funzionali. […]

Come? […] Favorendo gli insegnanti, nella gestione, nel monitoraggio, nell’analisi e nella valutazione dei propri studenti. Mettendo in relazione i genitori con gli insegnanti e permettendo loro di verificare obiettivi e percorsi formativi dei propri figli. Incoraggiando la socializzazione dei bambini facendo loro condividere pareri ed idee sulle lezioni con altri studenti di pari grado scolastico. […]

Non mi si stanno attorcigliando le budella per l’occasione persa, la mia delusione è già stata assorbita da tempo, ma mi fa rabbia che un Ministero della Repubblica che indice un concorso sull’innovazione non sia riuscito a recepire la portata di un’idea che poi, partita certamente da ragionamenti, esigenze e attitudini differenti, abbia ideato dopo un paio d’anni il colosso del web Google.

Per inciso: il progetto prevedeva, oltre al software per la gestione della classe, anche la pubblicazione gratuita dei testi scolastici online, in stile wiki, aggiornati ed ideati collettivamente e liberamente (per buona pace delle case editrici scolastiche) e la fornitura di tablet a scuole pilota per sperimentarne l’utilizzo per lo studio sui testi prodotti dalla collettività di insegnanti, ricercatori ed esperti.

L’infografica riassuntiva del progetto, conservata insieme alle specifiche ottimisticamente in qualche cassetto del Ministero, si trova qui.

L’Italia è un Paese (af)fondato sulla pazienza.