La proprietà del web

Il problema della fotografia rubata ad Oliviero Toscani da parte di un realtà locale di FdI ha curiosi ed interessanti risvolti dal punto di vista del copyright (la fotografia è stata usata senza averne i diritti), politici (la fotografia è stata usata per promuovere un messaggio che è l’opposto del significato che lo scatto rappresenta), umani (l’adozione per le coppie omosessuali meriterebbe un serio dibattito politico e sociale) e commerciali (il fotografo si è fatto un po’ di pubblicità ed il partito, scaricando il barile, tutto sommato pure). Non voglio discuterli perché sarei superfluo, la cosa che evidenzio è però la nota del responsabile della comunicazione di FdI:

[…] I ragazzi l’hanno usata perché non aveva il copyright indicato e pertanto considerata di pubblico dominio. […]

Nel comunicato è evidenziata una pratica molto comune online: tutto quello che trovo su internet è gratuito, soprattutto se l’autore è poco evidente. Internet è libero, il materiale è lì disponibile per essere usato, di conseguenza è di tutti, anche mio, e io lo uso senza verificarne la proprietà.

L’azienda che lancia una campagna con fotografie scaricate da Google Images, il quotidiano che riprende un video virale cancellando i riferimenti all’autore, il blog che copia il contenuto di un post omettendo di citarne la fonte: sono contenuti trovati online, senza un riferimento chiaro all’autore o poco importa, quindi di tutti e per tutti e perciò anche per me.

L’idea passata è quindi quella secondo la quale il web sia gratuito sempre e che ogni contenuto online per una qualche strana forma di diritto acquisito appartiene anche a noi, che così siamo liberi di usarlo.

I ragazzi che non hanno trovato il copyright indicato sulla fotografia dovevano capirlo da soli che, prima di usarla inchiodandoci sopra il logo del partito, avrebbero dovuto approfondire la ricerca (con strumenti di reverse image search ci vogliono meno di due secondi) per capire se avessero il diritto ad utilizzarla: non compiere questa operazione presuppone un’arroganza verso chi lavora ai contenuti e li pubblica online per promuovere o vendere il proprio lavoro. Commentare con un non ci hanno fatto caso presume una boria poco evidente a chi saluta a mani non basse.

Il web è di tutti, sia chiaro, ma i contenuti appartengono, salvo diverse indicazioni dei relativi proprietari, a chi li produce. È gratis, insomma, salvo l’obbligo morale di verificare sempre il contrario.