La scuola dove si cresce disadattati

Quando ero ragazzo, avrò avuto una quindicina d’anni, in un’edicola di Sabaudia comprai CRAMPO. Corso rapido di apprendimento minimo per ottenebrati, un libro Comix di Daniele Luttazzi sulle battute del suo Professor Frontecedro, esperto di pedagogia californiana.

Un modello alternativo? Venite in California, a Palo Alto. Lezioni dalle 7 alle 8 di sera. Quando ormai si è troppo stanchi per continuare a fare surf o giocare a beach volley. Pochi concetti rapidi.

Satira sulla scuola e sulle riforme di fine millennio col nonsense tipico di Luttazzi. Un libro brutto, per quel che ricordo1. Un libro che però mi è venuto in mente ieri, leggendo di una scuola in un quartiere di Londra dove non è ammessa la tecnologia. No smartphone, niente videogiochi, poca televisione e zero internet: la tecnologia viene fatta conoscere a piccole dosi e a partire dai 12 anni.

Sono consapevole dell’impatto spesso negativo che la tecnologia può avere sui bambini, ma la colpa non è della tecnologia: il problema è negli adulti. Se una mamma abbandona suo figlio davanti a un fornello il piccolo potrà farsi del male, ma sono certo che troveremmo assurdo vietargli l’accesso in cucina fino all’adolescenza. Se i genitori – e i dirigenti e gli insegnati della London Acorn School – non conoscono la tecnologia, non sono consapevoli dello strumento, non sanno raccontarla e farne percepire l’utilità, non sono capaci di limitarne le dosi, non riescono a farsi portavoce del futuro ma lo scaricano sulle spalle del bambino, non è colpa della tecnologia. È paranoia.


  1. figurati comunque cosa potevo capirne io, di satira e di riforme sulla scuola, a 15 anni.