I robot, la zappa, il lavoro e le nuove tecnologie 

Siamo nel diecimila avanti Cristo. È sera, gli uomini discutono animatamente attorno al fuoco. L’anziano chiama la calma attorno a sé ed emette la sentenza: «Questa nuova invenzione, la zappa, distrugge la nostra società, che si basa sul lavoro di cacciatori e raccoglitori. La zappa, in particolare, fa concorrenza sleale ai raccoglitori. Il suo utilizzo non è sicuro e potrebbe causare feriti o addirittura morti. A causa sua molti raccoglitori perderanno il lavoro e aumenteranno le disuguaglianze. Dobbiamo disciplinarne l’uso e tassarne il possesso».

Carlo Stagnaro su IL racconta, con un parallelo un po’ leggero, dei robot e del fatto che siano una tecnologia come, tutto sommato, lo è stato a suo tempo la zappa e che i timori sul lavoro che cala a causa del loro impiego sono in verità esagerati: le macchine – come già avviene da tempo in parecchi settori – ci permettono di fare più cose e di farle meglio, migliorando la società in cui viviamo.

La zappa, come i robot, ha spiazzato alcuni posti di lavoro e ha determinato (diremmo oggi) uno spostamento dal lavoro al capitale. Questi due fenomeni non hanno gettato nella miseria interi strati della popolazione, pur avendo presumibilmente creato, nel breve termine, vincitori e perdenti. In particolare, hanno “perso” i soggetti relativamente meno efficienti (i raccoglitori) e hanno guadagnato i lavoratori maggiormente qualificati (quelli più abili nell’uso della zappa) e i detentori del capitale (la zappa). Ma, nel lungo termine, è l’intera società ad averci guadagnato […].

La necessità di avere una qualifica per lavorare in un mondo dove AI e robot sono all’ordine del giorno permetterà anche di elevare il livello culturale della popolazione. Niente di nuovo, anche questo è già successo negli ultimi decenni.

La macchina può svolgere in modo infinitamente più rapido e preciso calcoli e simulazioni, può perfino “apprendere” (anche se in un senso diverso dal nostro), ma per sua stessa costruzione deve sempre e necessariamente seguire degli schemi prodotti dall’uomo.

La conclusione dell’articolo è: state tranquilli, i robot sono programmati dall’uomo e non possono fare danno all’uomo. Istruitevi e non ne abbiate timore, miglioreranno la vita di tutti.

Non mi sento di garantire la stessa rassicurazione, e non a causa dei robot: l’uomo ha già fatto danno all’uomo. Perché non potrebbe farne di nuovo?