Ma quando va in pensione Tim Cook?

L’Air di cui si vociferava resta lì, anacronistico se non impresentabile, perché a fronte di zero spese continua a fruttargli qualche discreto soldo, essendo il Mac più abbordabile per la vasta platea di poveri che vogliono un Mac (studenti indiani e pakistani che sognano la WWDC, magari). Resta quell’osceno 12″ per figli di papà. Al di là della retorica bugiarda del dare potere alle persone (di condividere, di creare), la realtà è che Apple è sempre più Louis Vuitton. La limatura del prezzo del 13 Pro arrivata come una generosa concessione da parte di Apple era invece doverosa. Non che 200$ in meno risolvano i problemi di quella macchina, e di tutta la linea. Non credo che vedremo correzioni particolari nemmeno a ottobre. L’ho detto in tutti i luoghi e in tutti i laghi che per me i MacBook Pro vanno profondamente rivisti, a cominciare dalla tastiera. Occorre una decisa marcia indietro, che Apple ha vergogna di fare.

Seguo le celebrazioni di Apple, oramai, con lo stessa trepidazione che ho per le novità sulle accette da quercia per scorzini, quindi al termine del WWDC di ieri ho solo leggiucchiato qualche riassuntone qui e lì per capire quanto wow mi sono perso. Il resoconto di Gustomela – da cui rubo a piene mani la chiosa per farne un titolo, perché merita – sulle macchine di Apple è in assoluto, per gusto e creanza, il più azzeccato.

Fatti coraggio, Apple

Ci sono momenti in cui bisognerebbe ammettere che qualcosa non va. Che c’è un problema, Houston, e che bisogna fermarsi a riflettere. Ci vuole una bella partita di coraggio per farlo. Coraggio vero, mica spinotti per cuffie. Coraggio, ragazzi. Ma non ce n’è, non ce n’è più. Né per le fonti ufficiali che sì, sono d’accordo, non lo possono riconoscere mica; né per quelle non ufficiali: i simpatizzanti, i fedeli, gli amanti, i predicatori, i guardiani e i fan di Apple. C’è qualcosa che non va: ditelo. Diciamocelo. Non c’entra la morte di Steve, pace all’anima sua che pure io gli volevo un gran bene. Non c’entra la disattenzione per il settore business. Non c’entra la concorrenza. È che le idee pare ce le siamo giocate tutte e gli stimoli stanno a zero. C’è un problema. Accettiamolo.

Ad un’analisi affrettata si potrebbe dire che Microsoft è oggi quella che innova, Apple quella che avanza con più cautela

Dice Filippo Corti citando un post di Steven Levy. Analisi affrettata, dice. E a guardar bene? E a voler fare un’analisi approfondita? C’è un problema, Tim. Diamoci pace. Facciamo coraggio. Affrontiamolo. Non giriamoci intorno, che l’amarezza è bella finché ce n’è. Dopo un bel pianto ci sentiremo meglio.

La postazione dopo lo switch

Questione di hardware. È così che mi sentirei di titolare il prosieguo del racconto del mio switch da Apple Mac OS X a Microsoft Windows 10. Con il Dell XPS 13 mi ci sono trovato bene, ma mi ero imbattuto in qualche problemino alla tastiera che la rendeva inusabile. Con il Surface Pro 4 di Microsoft, meno carino e potente ma con una pletora di funzionalità in più, mi sto invece trovando fantasticamente. Questione di hardware: è per avere la possibilità di poter scegliere il mio hardware che ho deciso di abbandonare Apple, una decisione che mi sta dando soddisfazione.

Il Surface Pro 4 è un notebook che eleva al massimo il termine “portatile”: ha uno schermo touch, una stylus comoda e poliedrica, una tastiera confortevole separabile che lo rende un tablet, un trackpad grande e resistente, un display con una risoluzione eccellente, il peso di una piuma ed una serie di software ad-hoc utili e funzionali agli accessori disponibili; le poche porte, che rendono necessario un dock aggiuntivo per incrementare gli ingressi, è l’unico difetto che gli ho trovato sin ora.

La mia postazione adesso comprende:

Questione di hardware: al confronto un Macbook Air mi sembra un mattone. Ma anche quetione di SO: Windows 10 si sta rilevando sempre più un ottimo sistema; in oramai un mese di utilizzo, sono molto poche le funzionalità di Mac OS X di cui sento ancora un po’ di mancanza.

Welcome Microsoft Windows 10

Una settimana. Non di più. Una settimana per convincermi che sì, ho fatto una scelta corretta. Una settimana per scoprire Windows 10, un buon sistema operativo. Sette giorni per imparare ad apprezzare l’XPS 13 di Dell, un ottimo notebook. Non è un ecosistema perfetto, non è esente da fastidi, ma è comunque una combinazione felice che mi ha permesso, nell’ultimo periodo, di non sentire (quasi) mai la mancanza del mio vecchio MacBook Air. E quindi niente, posso definire lo switch come completato.

Mi rendo conto che usando tanto Google Chrome e tante applicazioni che sono comunque multipiattaforma, la crisi non l’ho vissuta. Certo, mi sono dovuto abituare a menu differenti, impostazioni un po’ più confuse, ai driver (!!) e alle disinstallazioni, ma c’ho guadagnato in comodità di utilizzo. Windows 10 è un OS completo e ben costruito. Il nuovo menu Start è di una lussuria che ignoravo e la gestione delle finestre, rubata da Linux prima e – paradossalmente – da OS X poi, è migliorata e molto funzionale.

Dal punto di vista hardware, invece, il Dell XPS 13 è un notebook portentoso. La risoluzione è magnifica e sembra di lavorare con un dispositivo da molti più pollici; la velocità è folle; il touch inutile; la qualità generale ottima. La tastiera, però, è tutt’altro che perfetta. Un po’ di remore sono legate soprattutto a quest’ultimo aspetto: proverò nuovi hardware.

Windows 10 quindi è il sistema operativo col quale ho deciso di lavorare nei mesi a venire. Relativamente all’hardware ho invece scelto di testare ancora per cercare una soluzione più comoda e consona alle mie aspettative. Ma della mela morsicata, al momento, sento di non avere più bisogno.

Ciao Apple. Ciao.

Addio Mac, o forse ciao

Uso computer Apple dal 2008. Mi ero appena laureato, presi un Macbook bianco. Poi ho avuto un paio di iMac, un Macbook Pro, tre Macbook Air, almeno 3 iPhone e qualche iPad. Conosco l’ecosistema OS X (macOS, dice adesso) in maniera molto approfondita. Uso su Mac applicazioni di terze parti che come interfaccia, usabilità e design non sono seconde a nessuna. La mia produttività è a livelli vertiginosi e tra tool, scorciatoie da tastiera e snippets lavoro velocemente integrando agilmente le varie app. Poi ho deciso di acquistare un PC.

La scelta è ponderata, mica è follia. Non nascondo che possa apparire poco poco un capriccio. Non lo è.

Già in passato mi sono trovato a riflettere sulle scelte tapine di Apple, sulla convergenza del sistema desktop verso quello mobile, sul design scialbo delle nuove icone, sugli OS alternativi, sulle applicazioni di sistema di cui realmente faccio uso. Negli ultimi periodi, anche a seguito dell’ennesima messa laica di San Francisco, l’insofferenza è diventata troppa. Nessuna innovazione meritevole di nota, applausi scroscianti per annunci insipidi, sempre più iOS e macOS in comunione (sono utente Android), sempre meno idee, molto meno hardware che ne valga la pena.

E quindi ho voluto provare. Ho acquistato un Dell XPS 13 del 2016 con Windows 10. L’intento è quello di testarlo per una settimana o due, per poi decidere se tenermi il notevole e potente notebook ed eseguire il definitvo switch da Mac a Windows o restarmene scomodo ma al sicuro con un Macbook Pro Retina.

L’acquolina è provare Windows 10, consapevole che l’ultima versione di Windows che ho usato risale agli inizi del secolo (per molti anni ho usato solo Linux). La promessa è quella di fare a meno, definitivamente, della mela morsicata da qualcun altro e godermi un po’ di frutta di stagione: un po’ più brutta, a volte un po’ buggata, meno luccicosa, ma con più assortimento.

Proverò senza pretese a farvelo sapere.

The same things

Ho fatto un’analisi, per pura curiosità, delle applicazioni preinstallate su OS X El Capitan suddividendole in tre gruppi:

  • quelle non utilizzo mai1: Automator, Calendario, Foto, Safari, Mail, Messaggi, Facetime, Note, iTunes, iBooks, Mappe, Promemoria, QuickTime, Game Center, Scacchi, Terminale, Launchpad, Calcolatrice, TextEdit, Memo, Console, Mission Control, Dashboard, Photo booth, Dizionario;
  • quelle che utilizzo perché di sistema2: AppStore, Libro Font, Contatti, Finder;
  • quelle che uso quasi quotidianamente: Anteprima, Istantanea, TimeMachine.

Non mi è permesso rimuovere dal mio Macbook Air le applicazioni che non utilizzo, Apple me lo vieta. Quelle che uso, invece, posso trovarle su qualsiasi altro sistema operativo. La restante parte dei software che utilizzo ogni giorno sono di terze parti, per lo più web o multipiattaforma.

Vale ancora la pena scegliere OS X come proprio sistema operativo?


  1. perché non mi servono o perché utilizzo delle alternative che considero migliori. 
  2. per le quali so che potrei trovare alternative valide, ma non voglio. 

Essere coraggiosi

In USA ci sono circa 100 leggi statali che potrebbero legalizzare discriminazioni razziali, religiose e sessuali1 in nome di una non meglio definita libertà religiosa. Tim Cook ha scritto una lettera al Washington Post — strizzando l’occhio al marketing — per schierarsi contro l’approvazione di queste leggi.

[…] Il nostro messaggio, per tutti nel nostro paese e nel mondo, è questo: Apple è aperta. Aperta a tutti, a prescindere dal posto da cui vengono, da come appaiono, dal dio in cui credono e da chi amano. A prescindere da quello che la legge possa permettere in Indiana or Arkansas, noi non tollereremo mai le discriminazioni.

[…] Non è una questione politica. Non è una questione religiosa. È una questione che riguarda il trattarci l’un l’altro da esseri umani. Opporsi alle discriminazioni richiede coraggio. Dato che sono in gioco le vite e la dignità di moltissime persone, è tempo per tutti noi di essere coraggiosi.

Bene o male abbia fatto al business della propria azienda2, gli va riconosciuto grande rispetto.


  1. in Italia le subiamo da anni con il nome di libertà di coscienza

  2. credo sia superfluo sottolineare la mia posizione. 

Oggi non posso lavorare con Linux

Mi trovo a riflettere, nell’ultimo periodo, dopo le disgraziate scelte di Apple sulle derive dorate del proprio hardware, se continuare ad usare il Mac – e quindi OS X – o tornare a Linux. Il cuore ed il cervello – entrambi fin troppo nerd – mi suggeriscono la seconda soluzione; la produttività – che rischierebbe un brusco calo nel breve periodo altrimenti – mi obbliga a restare con i piedi dove sono ora, in un Macbook Air del 2012 con OS X Yosemite.

I portatili presentati durante l’ultimo keynote sono solamente l’estremo più alto di una pila di preoccupazioni legate al futuro dell’OS Apple, passato dalla mortificazione grafica col flat-scialbo di Sir Ive, restrizioni software, funzionalità banalizzate iOS like e le costrizioni di condivisione con i soli terminali mobili Apple. Cosa succederà domani? Cosa sceglierà di fare Apple col mio sistema operativo preferito? O meglio, cosa deciderà di fare Apple obbligandomi ad accettare la propria decisione? Varrà la pena continuare ad investirci tempo e soldi?

E, soprattutto, qual è l’alternativa? Come dicevo, Linux1. Ma quale distribuzione? Ubuntu, of course. Sicuramente quella più facilmente configurabile. Ma quale derivata? Elementary OS o Ubuntu Gnome, tra le mie preferite. Forse la prima, più comoda nell’utilizzo per il sottoscritto, oramai abituato alla dock ed agli ammennicoli stilosi di OS X. Ma con quale hardware? Pensavo ad un PC Lenovo o Dell, magari proprio il nuovo Dell XPS 13, piccolo, potente, con molti più buchi dei nuovi Macbook, bello e caro. Ma con quale assistenza? Se ci installo una distro Linux perderò la garanzia, essendo il PC venduto con il sistema di Microsoft, e col notebook ci lavoro: non posso correre il rischio di ritrovarmi senza garanzia. Quindi?

E quindi niente. Continuo ad essere costretto al Mac confermandomi che, per lavorare con un sistema all’altezza della produttività, non c’è ancora un’alternativa valida ad Apple – al momento – per la combinazione hardware, software, assistenza e design2. Ed è un gran peccato.


  1. alternativa valutabile perché senza particolari esigenze software: se facessi grafica dovrei tacere. 

  2. sottolineo: hardware – software – assistenza – design. 

Promiscuity

Ieri Apple ha presentato le più recenti versioni dei suoi SO desktop e mobile. Non entro nel merito delle migliorie, delle meraviglie e del già visto, piuttosto riflettevo sulle impressionanti e preoccupanti integrazioni tra i prossimi due sistemi.

Praticamente, mai prima di ora, il Mac e l’iPhone sono stati pensati così a braccetto come un solo unico device: le notifiche, le sincronizzazioni, la continuità, le chiamate e gli SMS: tutto quanto disponibile sull’uno, con uno swipe o un paio di tap, è magicamente a disposizione anche dell’altro. Questo è stupendo per chi usa un iPhone. Fantastico! Ma se non uso uno smartphone prodotto da Apple e non ho nessun motivo per usarne uno, magari perché li considero così dannatamente obsoleti dal punto di vista delle software utilities, qual è la direzione che sta prendendo nei miei confronti il mio SO desktop preferito?

Da quanto è stato mostrato ieri è evidenziato un futuro dove l’integrazione tra i due sistemi è straordinaria, chiusa, angosciante e promiscua. Usare un SO presupporrà usare anche l’altro per riuscire ad utilizzarne il 100% delle funzionalità. Questa cosa, a me utente Mac1 da diversi anni ma appassionato utente Android, spazientisce. Sarò costretto a rinunciare all’uno o all’altro?

Non riconosco, al momento, la valida alternativa: di Windows non ne voglio nemmanco sapere; Linux, usato per svariati anni, non ha le stesse comodità – shell a parte – che ho su Mac: mancano, non per demerito di Canonical2, applicazioni, utilità e una miriade di vantaggi software sviluppati da un’insieme così variopinto e creativo di utenti ed aziende che coltivarlo in ambiente Linux ci vorrebbero lustri; Chromebook? Ok Google, lascia perdere per ora.

E allora? E allora sarò costretto a tenermi un Mac con un Sistema Operativo gagliardo ma monco3 perché Tim Cook ha deciso che così dovrà essere. Sia fatta la sua volontà.

Almeno finché la concorrenza ne farà valere la pena.


  1. uso il Mac principalmente per lavoro: ci sono software e utilities comode e magnifiche non riesco a trovare su altri SO. 
  2. prendo a riferimento Ubuntu, ma il discorso vale anche per altre aziende o community: Linux è ancora troppo nerd addicted, manca la varietà di utenza e sviluppatori per far saltar fuori cose utili e belle. 
  3. tempo 30 giorni dal rilascio di Yosemite e le stesse feature saranno a disposizione, tramite terze parti, anche per Android. Si accettano scommesse.