La rivalsa dei blog sui libri

[…] negli ultimi ventidue giorni ci sono duemila pagine di questo blog su cui qualcuno è finito almeno una volta, in gran parte post di cui non mi ricordo più nemmeno io. Spero non ci sia molto di cui mi vergogni, oggi: ma a parte questo rischio, grazie molte a tutti, e a chi inventò i blog.

Un post di Luca Sofri di qualche giorno fa in cui notava – a proposito di blog – come la capacità di permanenza dei contenuti di un blog è maggiore rispetto ad altri formati, come i libri. Come maggiore è la propensione ad acquisire nuovi lettori col passar del tempo.

Se vuoi pubblicare qualcosa che duri, apri un blog

Tratta Facebook come il giardino murato che è. Se vuoi qualcosa che sia accessibile al pubblico, postalo in un vero blog o su una qualsiasi altra piattaforma che abbraccia il vero web, quello aperto.

John Gruber su Daring Fireball lancia una dura crociata, tra l’altro condivisa, contro i contenuti pubblicati e bloccati dentro Facebook.

Facebook non li rende accessibili ai motori di ricerca, potrebbe decidere di bloccarne l’accesso pubblico in qualsiasi momento e, per quanto sia un’azienda solida – aggiunge, potrebbe chiudere i rubinetti ai propri servizi in qualsiasi momento e non renderli più disponibili.

Di libri e di internet

La lettura mi accanisce. Per motivi legati al tempo libero non riesco a leggere con ritmi serratissimi ma mi riesce ancora, e per fortuna, di assumere la mia dose necessaria di testi mensili. Non sono però un interessato lettore di libri tecnici, di tutti quei libri cioè relativi al mondo nel quale lavoro e del quale vivo: internet, su tutti; leggo per lo più romanzi1 o saggi su altrfei temi.

Gli argomenti con cui mangio – molto volentieri, sia ben chiaro – li approfondisco su altri canali, blog principalmente: Feedly mi propone istante per istante una vastità di articoli che parsimoniosamente filtro e con avidità leggo later su Pocket. Di conseguenza, rispetto ai temi legati alla rete ed alla tecnologia, riuscirei con molta difficoltà a leggerne un libro proprio perché per interesse, ricerca e professione, ne ho già fin sopra i capelli2 e poi, soprattutto, perché il momento della lettura resta per me una piacevolissima distrazione.

Questo premessone solo per segnalare che ho deciso, mettendo a dura prova le mie abitudini, di leggere tre libri sull’argomento internet, tutti e tre recenti e tutti in qualche modo legati al mondo dei blog, libri che elenco in un non necessario ordine di lettura.

Non ho molto altro d’aggiungere non avendoli ancora letti, ma cercherò di riportarne brevi impressioni nei prossimi tempi.

Intanto buona lettura a me.


  1. e non posso non annotare l’amore sbocciato nell’ultimo periodo per le avventure del Commissario Ricciardi del bravissimo Maurizio De Giovanni
  2. ad averne. 
  3. in realtà è arrivata molto tardi e in quel periodo ero a Milano, dove ero stato io a raggiungere l’ADSL, ma giuro che è comunque tanto tempo fa. 

Riportando tutto a casa

Mi sono deciso a chiudere definitivamente con Tubmlr e ad utilizzare una soluzione self hosted per il mio blog personale. Ho deciso di concretizzare questo passaggio dopo che, pubblicando l’ennesimo post sulla piattaforma di blogging acquistata da Yahoo! lo scorso maggio, tra le note del mio post c’ho trovato quella di un blogger giapponese con contenuti in madrelingua tranne quello rebloggato dal sottoscritto e quella di uno che pubblica solo fotografie di uomini molto grassi e molto nudi1. Questa faccenda mi ha aperto gli occhi: ero giunto al momento di trovare un’alternativa.

Questa alternativa, per adesso e credo per molto tempo ancora, è WordPress. In realtà non ne sono mai stato un grande estimatore e qualche mese fa ebbi modo di dare anche una spulciata al codice e restarne sconcertato: trovai righe di PHP scritte in maniera lontanissima dagli attuali paradigmi di programmazione, funzionanti e sintatticamente corrette (figuriamoci!), anarchiche per definizione, in quanto condivise, ma caotiche, sporche e male ordinate.

Ma sono stato costretto ad ammettermi che, rispetto alla soluzione autoprodotta, è quella:

  1. più rapida da installare e configurare (databse e nome del blog);
  2. più veloce se non hai tempo per metterti a giocare col design (template come se piovesse);
  3. più adatta alla mobilità (applicazioni per tutti gli schermi);
  4. più immediata da estendere senza scrivere molto codice (un milione e un plugin).

Con questi presupposti, la scelta è venuta via facile. Ho deciso di utilizzare il tema Less di Jared Erickson (thank you Jared), designer freelance statunitense che ha rilasciato gratuitamente il sorgente del tema che io ho totalmente svergognato per provare a farlo rassomigliare a quello che avevo in precedenza e che mi piaceva.

Vuoto, oltre che bianco: non traslocherò i vecchi post da Tumblr, chi vuole può leggerli ancora là (sono per lo più segnalazioni). Manca ancora qualche funzionalità, qualche aggiustatina qua e là nel CSS, ma direi che per sommi capi ci siamo.

Credo che ora si possa partire.


  1. troppo nudi.