Tutto quello che sai è una bufala

La prova che i vaccini provocano menomazioni ai bambini? Il silenzio degli scienziati. La conferma che i cieli sono avvelenati dalle scie chimiche? Il black out dei “giornaloni” sul tema. I migranti pagati 40 euro al giorno? La politica ha paura di farvelo sapere. Additandone la presunta censura, qualsiasi bestialità può essere inoculata nel dibattito pubblico e avvelenarlo in modo spesso irreversibile.

Stefano Cappellini su Repubblica sintetizza uno dei motivi della proliferazione delle bufale online: la convinzione (spesso in buona fede) che ci siano dei “poteri forti” che tramano alle nostre spalle e sfruttano la nostra inconsapevolezza per arricchirsi alla faccia nostra e, soprattutto, l’idea che se nessuno ne parla, allora è vero.

È un’ulteriore faccia delle bufale online: non a fine propagandistico (Grillo, Salvini eccetera), non per destabilizzazione politica (i russi negli USA con le elezioni di Trump, ad esempio) né per scopi economici (i siti che guadagnano col click baiting), solo creduloni sospettosi.