Siamo un Paese da fila alla posta

Se circa un italiano su due (o quasi) pensa che Internet non gli serva è evidente che abbiamo un problema e si tratta di un problema che è principalmente nostro, nel senso di italiano. […] Ed è un problema gigantesco perché noi domani potremo costruire piattaforme digitali efficientissime ma se i cittadini decideranno di non usarle toccherà continuare a spendere denari per rimanere collegati con i nostri compatrioti analogici a suon di uffici anagrafe, carte da bollo e moduli cartacei da compilare.

Massimo Mantellini fa un’analisi lineare sullo stato della politica digitale in Italia toccando i temi rilevanti e le responsabilità che hanno scaturito il disastro italiano: innovazione, infrastrutture ed educazione digitale.

Siamo fra i peggiori in Europa in quanto a innovazione digitale e utilizzo della rete. I nostri concorrenti non sono Svezia, Francia, Gran Bretagna o Germania come ci piace raccontare. Sono invece Bulgaria, Romania e Grecia. Con un’ulteriore differenza sostanziale. Molti dei nostri attuali concorrenti nelle parti bassissime delle classifiche europee negli ultimi anni hanno avuto risultati migliori dei nostri. Insomma, chiunque vi racconti il contrario […] vi racconta una bugia con le gambe cortissime.

Classe italiana

Qualche giorno fa Google ha tirato fuori dal suo cappello a cilindro Classroom, uno strumento progettato per permettere ai docenti di mantenere organizzata la classe e migliorare la comunicazione con gli studenti.

Qualche anno fa invece, nell’ambito di un concorso sull’innovazione indetto dal MIUR, avevo ideato un progetto simile e lo avevo presentato, insieme ad altre persone, allo staff dell’allora Ministro Profumo.

Si può migliorare la scuola?

[…] Sì, incoraggiando lo scambio di informazioni e conoscenze, le relazioni immediate tra insegnanti, tra bambini pari classe, tra genitori, tra la scuola e la famiglia. […] Sì, aiutando la gestione ed il monitoraggio dell’apprendimento e dell’insegnamento. Sì, appassionando gli studenti e gli insegnanti attraverso strumenti e soluzioni innovative e funzionali. […]

Come? […] Favorendo gli insegnanti, nella gestione, nel monitoraggio, nell’analisi e nella valutazione dei propri studenti. Mettendo in relazione i genitori con gli insegnanti e permettendo loro di verificare obiettivi e percorsi formativi dei propri figli. Incoraggiando la socializzazione dei bambini facendo loro condividere pareri ed idee sulle lezioni con altri studenti di pari grado scolastico. […]

Non mi si stanno attorcigliando le budella per l’occasione persa, la mia delusione è già stata assorbita da tempo, ma mi fa rabbia che un Ministero della Repubblica che indice un concorso sull’innovazione non sia riuscito a recepire la portata di un’idea che poi, partita certamente da ragionamenti, esigenze e attitudini differenti, abbia ideato dopo un paio d’anni il colosso del web Google.

Per inciso: il progetto prevedeva, oltre al software per la gestione della classe, anche la pubblicazione gratuita dei testi scolastici online, in stile wiki, aggiornati ed ideati collettivamente e liberamente (per buona pace delle case editrici scolastiche) e la fornitura di tablet a scuole pilota per sperimentarne l’utilizzo per lo studio sui testi prodotti dalla collettività di insegnanti, ricercatori ed esperti.

L’infografica riassuntiva del progetto, conservata insieme alle specifiche ottimisticamente in qualche cassetto del Ministero, si trova qui.

L’Italia è un Paese (af)fondato sulla pazienza.