Stupida

Secondo la proposta di legge, i gestori di siti dei mezzi d’informazione, i blogger, i quotidiani e i social network, saranno obbligati a censurare gli insulti riferiti alla “condizione sociale e personale” della vittima, vale a dire tutto quanto la persona destinataria considera offensivo da un punto di vista personale. La sanzione per chi non prende misure adeguate a eliminare l’insulto è una multa di centomila euro. Non è possibile difendersi invocando la veridicità dell’insulto: si giudica se ci sia stato l’insulto, non la sua mendacità. […] Questo significa che la legge colpirà soprattutto le affermazioni su interessi politici e locali, dando ai ricchi e potenti, ai criminali e ai corrotti, il potere incontrollato di rimuovere i materiali che li offendono, indipendentemente dal fatto che contenga affermazioni vere o false.

Per proteggersi dal ciberbullismo e dalla pubblicazione di pornografia senza consenso, il Governo sta per approvare la «più stupida legge sulla censura in Europa» secondo Boing Boing (e secondo me pure, per quel che può valere). Federico Ferrone traduce Cory Doctorow su Internazionale.

La chiosa dagli USA:

Negli anni di Berlusconi l’Italia si è guadagnata la fama di luogo politicamente nel caos. Speravamo che l’epoca successiva fosse migliore. Ma prendendo in seria considerazione idee così dannose, la camera dei deputati continua a fare della politica italiana una barzelletta.

Se non hai tempo per leggere è perché non vuoi leggere

Per immergersi a fondo nella lettura non occorre solo tempo, ma un tipo speciale di tempo che non si ottiene semplicemente diventando più efficienti.

Anzi, “diventare più efficienti” fa parte del problema. Pensare al tempo come a una risorsa da massimizzare significa concepirla in modo strumentale, cioè giudicare che un momento è speso bene solo se ci fa avanzare verso un dato obiettivo. Invece immergersi nella lettura dipende proprio dalla disponibilità a rischiare l’inefficienza, la mancanza di obiettivi e persino lo spreco di tempo.

Oliver Burkeman, tradotto di su Internazionale, traccia una condivisibile analisi sullo stato di chi, per un motivo o per un altro, non legge ed usa a propria personale discolpa il tempo che (non) ha a disposizione. Psicologia, tecnologia, tempi che cambiano, input che aumentano e organizzazione che latita: appigli alla demotivazione di chi non legge, non trova il tempo per farlo né magari dispone delle giuste motivazioni.

Non sono un divoratore di libri ma il Kindle resta il mio dispositivo di compagnia preferito. Riesco a leggere solo una trentina di libri l’anno, non di più, senza avere come obiettivo efficienza, livelli da raggiungere o badge da appendere al petto: lo faccio per piacere.

Di conseguenza resto convinto di un’unica teoria: se non hai tempo per leggere è solo perché in realtà non vuoi leggere.