Siamo un Paese da fila alla posta

Se circa un italiano su due (o quasi) pensa che Internet non gli serva è evidente che abbiamo un problema e si tratta di un problema che è principalmente nostro, nel senso di italiano. […] Ed è un problema gigantesco perché noi domani potremo costruire piattaforme digitali efficientissime ma se i cittadini decideranno di non usarle toccherà continuare a spendere denari per rimanere collegati con i nostri compatrioti analogici a suon di uffici anagrafe, carte da bollo e moduli cartacei da compilare.

Massimo Mantellini fa un’analisi lineare sullo stato della politica digitale in Italia toccando i temi rilevanti e le responsabilità che hanno scaturito il disastro italiano: innovazione, infrastrutture ed educazione digitale.

Siamo fra i peggiori in Europa in quanto a innovazione digitale e utilizzo della rete. I nostri concorrenti non sono Svezia, Francia, Gran Bretagna o Germania come ci piace raccontare. Sono invece Bulgaria, Romania e Grecia. Con un’ulteriore differenza sostanziale. Molti dei nostri attuali concorrenti nelle parti bassissime delle classifiche europee negli ultimi anni hanno avuto risultati migliori dei nostri. Insomma, chiunque vi racconti il contrario […] vi racconta una bugia con le gambe cortissime.

Stupida

Secondo la proposta di legge, i gestori di siti dei mezzi d’informazione, i blogger, i quotidiani e i social network, saranno obbligati a censurare gli insulti riferiti alla “condizione sociale e personale” della vittima, vale a dire tutto quanto la persona destinataria considera offensivo da un punto di vista personale. La sanzione per chi non prende misure adeguate a eliminare l’insulto è una multa di centomila euro. Non è possibile difendersi invocando la veridicità dell’insulto: si giudica se ci sia stato l’insulto, non la sua mendacità. […] Questo significa che la legge colpirà soprattutto le affermazioni su interessi politici e locali, dando ai ricchi e potenti, ai criminali e ai corrotti, il potere incontrollato di rimuovere i materiali che li offendono, indipendentemente dal fatto che contenga affermazioni vere o false.

Per proteggersi dal ciberbullismo e dalla pubblicazione di pornografia senza consenso, il Governo sta per approvare la «più stupida legge sulla censura in Europa» secondo Boing Boing (e secondo me pure, per quel che può valere). Federico Ferrone traduce Cory Doctorow su Internazionale.

La chiosa dagli USA:

Negli anni di Berlusconi l’Italia si è guadagnata la fama di luogo politicamente nel caos. Speravamo che l’epoca successiva fosse migliore. Ma prendendo in seria considerazione idee così dannose, la camera dei deputati continua a fare della politica italiana una barzelletta.

Stato digitale

Non è che la digitalizzazione sia una piccola cosa. Tutti lo dicono. Accelera la crescita. Consente risparmi. Migliora la qualità dei servizi. Se è fatta bene, mette a rischio vecchie commesse e vecchie clientele. Se è fatta bene è una grande spending review e una enorme semplificazione. Se è fatta male complica la vita di tutti, produce sprechi e peggiora la sicurezza dei dati. Ci vuole un’idea forte, una squadra integerrima, molta pazienza, tanto lavoro e poco “annuncismo”.

L’agenda digitale italiana è ferma. Tante strombazzate ma nessun fatto concreto. Il governo centrale ancora non è ben connesso con gli enti locali ed entrambi si interfacciano male con i cittadini. Le cose per rendere migliore il Paese sono poche ma c’è urgenza e necessità di efficienza. Ne parla Luca De Biase in un suo recente post.

Il lavoro, Amazon e l’Italia

L’articolo non racconta l’Amazon che conosco.

Jeff Bezos in una replica ai dipendenti si giustifica dalle accuse del New York Times sulle condizioni di lavoro ad Amazon: orari da massacro, competizione estrema, rivalità estenuante e spionaggio premiato, disumanità nei rapporti umani, controllo delle tempistiche sulle risposte da remoto eccetera, il tutto scrupolosamente analizzato e qualificato mediante strumenti informatici sviluppati ad hoc.

Scrive una fonte:

Vicino a qualsiasi persona io abbia lavorato, l’ho vista piangere alla propria scrivania.

Di amici piangere per le proprie condizioni di lavoro ne ho visti tanti anche io. Senza sofisticati tool per il controllo della produttività, mi ritrovo a riflettere sul fatto che le condizioni di lavoro in Italia, purtroppo, spesso non sono migliori di quelle descritte per Amazon.

Pericolo caduta cookie

Questo sito fa uso di cookie. Come tutto il web, d’altronde. Li usa per Google Analytics, per tirar fuori qualche statistica sulle visite, e li usa per Disqus, per ricordare il tuo login ai commenti e mostrarti le notifiche sul network. Tutto qui. Niente cookie tecnici né tracciamenti né invasioni di privacy. Nulla, solo servizi terzi (pochi, pure) di monitoraggio e di utilità. Come altri siti, come quasi tutti.

A differenza di chi ha avuto più coraggio, il sottoscritto si è adeguato alla normativa imposta dal Garante della Privacy. Non sarà conforme alla lettera, ne sono consapevole, ma ho in qualche modo assolto i miei obblighi di legge da tenutario di sito web.

Premesso ciò, mi sento inerte. Nel nostro Paese le cose si risolvono con i cartelli (strada dissestata, pericolo frane, buche sulla carreggiata, attenzione guasto, attenti agli scippi, eccetera) e questo sui cookie non è altro che il parallelo digitale dei segnali di avviso e pericolo sparsi per la penisola. Come tale, dunque, tutti lo ignoreranno o, peggio ancora, nessuno lo leggerà.

E la privacy resterà senza sciacquone, come nel bagno guasto dell’autogrill Teano Est. Ci si fa pipì comunque, però fuori c’è scritto che è guasto.

Function Scuola

Per il programma sulla scuola previsto da Renzi, tra le altre cose, si parla di coding:

Chiederemo alle famiglie e agli studenti – spiega Renzi – se condividono le nostre proposte sui temi oggetto di insegnamento, le materie, quelli che quando andavamo a scuola noi chiamavamo il programma: dalla storia dell’arte alla musica, dall’inglese al ‘coding’.
La Repubblica

Sto parlando di una nota e non di documenti ufficiali, ed in particolare sto citando variabili che dovranno essere prioritizzate da famiglie e studenti, esaminate da tecnici, esperti, politici, funzionari, burocrati e poi forse entreranno in un qualche programma scolastico: assolutamente niente di certo insomma. Ma iniziare a discutere dell’introduzione degli embrioni della programmazione sin dalle scuole più piccole è una bella notizia, godiamone.

Capire come è fatto un gioco, magari prima ancora di giocarci, come lo si pensa, come lo si progetta, come lo si costruisce, come lo si regola e come lo si programma è di gran lunga più educativo – e divertente! – che giocarci e basta.

Sollecitare l’interesse nel coding non è solamente un modo per indicare nuovi percorsi lavorativi per il futuro, è un metodo alternativo per stimolare l’ingegno e la curiosità dei bambini e prepararli ad impegnarsi nella sfida più grande che dovranno affrontare da adulti: innovare e migliorare il loro mondo.

Si fa già da qualche parte in USA, UK, Nuova Zelanda, Israle, Estonia, in alcune zone della Germania, Australia e Danimarca. Insomma non saremmo certo i primi. Ma, per questa volta almeno, forse nemmeno gli ultimi.