Guardare l’ora è un atto di umiltà

A differenza dei dispositivi elettronici, gli orologi analogici ci spingono ad aprirci al mondo. Lo smartphone è concentrato su di noi: ci avvisa quando arriva un nuovo messaggio e ci dà brevi informazioni quando ci annoiamo. L’orologio, invece, rivolge quell’attenzione all’esterno. Guardare l’ora è diverso da guardare il telefono: pone domande su dove dovremmo trovarci e cosa dovremmo fare in un certo momento. Mette un corpo in relazione con i doveri e gli imprevisti, indifferente alla tensione di una molla incapsulata dentro un guscio metallico sul polso. Guardare l’ora è un atto di umiltà, mentre guardare il telefono è un atto di egoismo.

Ho avuto al polso uno smartwatch per quasi due anni. Ho convissuto con un Motorola Moto 360, sia di prima che di seconda generazione, e ho dettato messaggi e promemoria, ho consultato mappe e mail, ho letto e ignorato notifiche da qualsiasi applicazione e silenziato decine di chiamate inopportune. Poi ho deciso che basta, non ne potevo più. Ho rimosso e restituito l’orologio intelligente e l’ho sostituito con orologi analogici, con lancette e data, al più. Ho preferito annullare quella brutta sensazione di ansia da notifiche, di prendere le distanze dalla reperibilità assoluta, ogni istante, anche durante la cena o in pausa caffè.

Togliermi il vizio di alzare il polso al vibrare del telefono in tasca è stato un processo lungo ma soddisfacente. Mi rendevo conto che era un gesto fastidioso per clienti e amici che mi vedevano, durante una chiacchiera, consultare l’ora di tanto in tanto. Se è tardi la prego, non voglio trattenerla ulteriormente mi disse un giorno un cliente stizzito. Non sto guardando l’ora, pensai, ma sarebbe stato complicato spiegarglielo.

Il fascino di un orologio è in parte legato al fatto che decidiamo di usarli nonostante le alternative digitali.

Ho trovato quindi molto appassionante questo articolo di Ian Bogost, tradotto da Internazionale, sulle complicazioni, le complessità e gli ingranaggi di un orologio meccanico (il più caro e complesso al mondo, nel caso specifico).

È che il tempo, con un orologio analogico, è come se scorresse un po’ più lentamente.

L’attenzione è denaro

Una ricerca di Microsoft […] svela che il 77% dei lavoratori britannici ritengono di aver avuto una giornata produttiva se hanno svuotato la loro casella di posta. Mi fa costantemente orrore vedere il numero di blog e libri che si concentrano sull’obiettivo di arrivare a una casella di posta vuota o zero tasks, come fosse un risultato utile. Nessuna azienda o la vita è stata cambiata da una casella di posta vuota e chiunque arrivi a zero tasks manca semplicemente di fantasia!

Tony Crabbe spiega che è importante riuscire a portare avanti il proprio lavoro attraverso tecniche di gestione che ci permettano di farlo al meglio possibile, ma che l’idea di scandire il proprio flusso di lavoro attraverso la gestione del tempo sia obsoleta. Ciò che è più carente nei flussi di lavoro moderni non è il tempo, è l’attenzione.