Ma quando va in pensione Tim Cook?

L’Air di cui si vociferava resta lì, anacronistico se non impresentabile, perché a fronte di zero spese continua a fruttargli qualche discreto soldo, essendo il Mac più abbordabile per la vasta platea di poveri che vogliono un Mac (studenti indiani e pakistani che sognano la WWDC, magari). Resta quell’osceno 12″ per figli di papà. Al di là della retorica bugiarda del dare potere alle persone (di condividere, di creare), la realtà è che Apple è sempre più Louis Vuitton. La limatura del prezzo del 13 Pro arrivata come una generosa concessione da parte di Apple era invece doverosa. Non che 200$ in meno risolvano i problemi di quella macchina, e di tutta la linea. Non credo che vedremo correzioni particolari nemmeno a ottobre. L’ho detto in tutti i luoghi e in tutti i laghi che per me i MacBook Pro vanno profondamente rivisti, a cominciare dalla tastiera. Occorre una decisa marcia indietro, che Apple ha vergogna di fare.

Seguo le celebrazioni di Apple, oramai, con lo stessa trepidazione che ho per le novità sulle accette da quercia per scorzini, quindi al termine del WWDC di ieri ho solo leggiucchiato qualche riassuntone qui e lì per capire quanto wow mi sono perso. Il resoconto di Gustomela – da cui rubo a piene mani la chiosa per farne un titolo, perché merita – sulle macchine di Apple è in assoluto, per gusto e creanza, il più azzeccato.

Essere coraggiosi

In USA ci sono circa 100 leggi statali che potrebbero legalizzare discriminazioni razziali, religiose e sessuali1 in nome di una non meglio definita libertà religiosa. Tim Cook ha scritto una lettera al Washington Post — strizzando l’occhio al marketing — per schierarsi contro l’approvazione di queste leggi.

[…] Il nostro messaggio, per tutti nel nostro paese e nel mondo, è questo: Apple è aperta. Aperta a tutti, a prescindere dal posto da cui vengono, da come appaiono, dal dio in cui credono e da chi amano. A prescindere da quello che la legge possa permettere in Indiana or Arkansas, noi non tollereremo mai le discriminazioni.

[…] Non è una questione politica. Non è una questione religiosa. È una questione che riguarda il trattarci l’un l’altro da esseri umani. Opporsi alle discriminazioni richiede coraggio. Dato che sono in gioco le vite e la dignità di moltissime persone, è tempo per tutti noi di essere coraggiosi.

Bene o male abbia fatto al business della propria azienda2, gli va riconosciuto grande rispetto.


  1. in Italia le subiamo da anni con il nome di libertà di coscienza

  2. credo sia superfluo sottolineare la mia posizione.